Roccastrada

La profondità delle radici storiche del territorio comunale è resa evidente dall'alto numero di borghi fortificati d'età medievale, la cui origine è legata al fenomeno storico dell'incastellamento. Ricordata per la prima volta nel 1140, conobbe lungamente la sottomissione alla nobile famiglia degli Aldobrandeschi, passando, nel corso del Trecento, alla Repubblica di Siena. Dopo la conquista da parte dei Medici (1555), il territorio di Roccastrada, seguendo le sorti di tutta la Maremma, conobbe una fase di significativa ripresa demografica ed economica e sotto i Lorena divenne sede di podesteria estendendo la giurisdizione a diversi comuni vicini. Gli ultimi decenni dell'Ottocento portarono un forte sviluppo dell'industria mineraria, segnando la tipologia degli insediamenti nel territorio e l'espansione delle vie di comunicazione.

Luoghi da visitare

Il Capoluogo

Collocato ad un'altitudine di 475 metri, il paese gode di una posizione invidiabile, affacciato sui versanti senese e grossetano. Il suo centro storico è costruito su una terrazza di roccia vulcanica (trachite). Qui si trova una bella chiesa di origine duecentesca intitolata a San Niccolò al cui interno sono da segnalare un affresco di scuola senese una copia di una tavola di Matteo Di Giovanni e un Fonte battesimale in stile tardo rinascimentale. Dell'antica cinta muraria non sopravvivono che tracce sul basamento delle abitazioni costruite a ridosso. Il cassero medievale è forse da individuarsi nella costruzione nota col nome di “carceri”, posta in cima al paese. In piazza dell'Orologio, ricavato dall'antica galleria dei Colò, si trova il Museo della Vite e del Vino dalla cui terrazza si ammira una splendida vista panoramica sulla Maremma. Nel centro del paese sono da segnalare inoltre numerosi particolari decorativi scolpiti nella pietra locale. A ridosso del centro storico si sono sviluppate nuove aree di insediamento, tra cui il “Nuovo Centro”, costruito intorno alla strada statale. In questa zona si trova il municipio con la sua biblioteca, la gemma architettonica del teatro dei Concordi di impianto ottocentesco ed il grande Parco del Chiusone, il cuore verde del paese.

Le altre mete turistiche del territorio comunale

Montemassi

Il primo insediamento fortificato dovrebbe risalire almeno al sec.X anche se la prima testimonianza documentaria è della seconda metà del sec.XI. Possedimento degli Aldobrandeschi, nel 1306 passò ai conti Pannocchieschi e poi alla repubblica senese subendo, nel corso degli anni, una lunga serie di distruzioni e ricostruzioni. Il borgo e la Rocca di Montemassi sono diventati famosi nel mondo per essere protagonisti del celebre affresco raffigurante l'assedio senese del 1328, “Guidoriccio da Fogliano”, la cui attribuzione a Simone Martini (XIV secolo) è stata oggetto di un'intensa querelle. L'affresco è conservato nella sala del mappamondo del Palazzo Pubblico di Siena. Il castello, di cui restano due corpi preminenti, ha a nord il cassero speronato con numerose finestre feritoie e a sud la torre che s'impone alla vista da lontano, quasi incombendo sulla strada sottostante. Nel centro storico, che ancora conserva l'aspetto di un compatto borgo “a pigna”, è da segnalare la chiesa di Sant'Andrea con, all'interno, un dipinto di scuola senese e una interessante campana bronzea degli anni immediatamente successivi alla conquista senese.

Sassofortino

Il castello di Sassoforte, citato per la prima volta in un documento del 1076, apparteneva agli Aldobrandeschi. Siena, che lo acquistò nel 1330, temendo la forte posizione di questa rocca ne ordinò la distruzione delle mura e del cassero. Gli imponenti ruderi (mura, torri, cassero) testimoniano un incastellamento, oltre che di dimensioni notevoli, anche dotato di articolazioni strutturali non frequenti nella zona. La visita è particolarmente suggestiva per i castagneti secolari che si attraversano e per le viste panoramiche che offrono i vari piani della terrazza riolitica. Nel XV secolo gli abitanti confluirono nel nuovo abitato di Sassofortino. Il borgo, che presenta la caratteristica struttura “a pigna”, conserva alcuni portali intagliati in pietra con interessanti decorazioni e motivi figurativi.

Roccatederighi

La sua esistenza è nota dai primi del Duecento quando ne erano signori i Tederighi, vassalli degli Aldobrandeschi, da cui prende il nome. Dal 1405 fu amministrata direttamente da Siena. Il borgo medievale, cui si accede per una porta ad arco tondo, aperta tra massi e mura, che avvia all'intreccio di vicoli, scalinate e arcate, è mimetizzato tra gli enormi scogli di riolite “i massi”, di cui segue il profilo con le torri ed i tetti. Presso la Torre dell'orologio sono visibili i resti del cassero e, nel giro delle case che seguono il perimetro del borgo antico, è individuabile l'andamento delle antiche mura. Da segnalare la chiesa di San Martino alla sommità meridionale del poggio.

Sticciano

Risale al 966 la più antica citazione del borgo; feudo aldobrandesco, dopo la capitolazione di Montemassi fu sottomesso a Siena. Nel 1461 passa ai Piccolomini, ai quali i Medici confermarono la signoria facendo di Sticciano un centro di rinfeudamento granducale. Nel borgo, ancora intatto, sono da segnalare la Chiesa romanica di Santa Mustiola, a navata unica terminante in un'abside semicircolare, con il presbiterio rialzato ed alla sua destra il campanile rettangolare a forma di torre inserito dentro la chiesa, e due interessanti portali: quello principale con un architrave decorato da due croci romaniche e quello laterale che presenta una decorazione di modanature sugli stipiti e palmette con foglie incrociate sulla cornice del doppio archivolto, e il palazzotto baronale dei Piccolomini a forma di padiglione seicentesco.

Monastero e Cripta di San Salvatore di Giugnano

In località San Guglielmo, nella valle del fiume Bai, si conservano i resti di una cripta romanica, che apparteneva al complesso monastico di S. Salvatore di Giugnano (XI secolo); la struttura rettangolare, chiusa dall'abside semicircolare, è divisa in tre navatelle da quattro colonne, su cui poggia la copertura a volte. Vicino si rinvengono i ruderi di quella che fu, probabilmente, la chiesa di S. Guglielmo.

Torniella

Il paese, il cui nome sta ad indicare il tornio che ne è il simbolo, è documentato dal XI secolo. Feudo dei Ranieri, signori locali per conto degli Aldobrandeschi, nel 1225 passa alla repubblica senese. Da segnalare la Chiesa romanica di S. Giovanni Battista, il Castello e una cisterna del 1613. Strategica la sua collocazione vicino alle Riserve del Torrente Farma e del Belagaio.

Riserva Naturale Torrente Farma

Istituita nel 1996, si estende nei comuni di Roccastrada e Monticiano per oltre 1500 ettari di valli e colline con boschi, piccoli spazi coltivati e pascoli. Tra le rarità botaniche la Betulla, il Tasso, il Bosso, il Brugo, l'Agrifoglio e l'Osmunda regalis; tra i mammiferi la Lontra, il Ferro di cavallo maggiore e minore, la Martora, la Puzzola, il Gatto selvatico. Di particolare interesse la presenza, in un piccolo laghetto naturale, lo “Stagno della Troscia”, del Tritone alpestre. Nel 2004 è stato inaugurato il centro visite di Casa Nova aperto alla fruizione dei visitatori dal maggio 2005. Al centro dell'area si trovano il castello e la fattoria del Belagaio.

Riserva Naturale Statale di popolamento animale “Belagaio”

Istituita nel 1980 è gestita dal Corpo forestale dello stato. Il territorio, collocato sul versante del torrente Farma, è in parte boscato e in parte adibito a seminativo. Vi si trovano il Picchio rosso maggiore e il Picchio muratore, l'Allocco e la Civetta. All'interno della Riserva si trova il Castello del Belagaio.

Castello del Belagaio

Il castello del Belagaio, il cui nome sembra derivare da “Pelagus”, inteso come acquitrino, doveva rappresentare un notevole punto strategico a dominio della Val di Farma e forse la sua importanza è stata legata anche alla presenza delle ferriere (stabilimenti di lavorazione del minerale di ferro), numerose lungo la valle. Il castello, fondato nel XII sec. e riedificato nell'800, nel 1969 è stato acquistato dallo Stato e restaurato. Conserva ancora tutti gli elementi di identificazione: le mura, la torre ed all'interno, oltre agli edifici residenziali, la cappella gentilizia, il pozzo e i magazzini. Da segnalare il bel portale di ingresso del palazzo.

Riserva La Pietra

Istituita nel 1996, si estende nei comuni di Roccastrada e Chiusino per oltre 500 ettari. Collocata su un territorio collinare ed argilloso, su cui scorrono i torrenti Farma e Farmulla, prende il nome da un caratteristico sperone roccioso. La vegetazione è costituita dal Carpino nero, Cerro, Carpino bianco, Leccio, Orniello, Olmo, Faggio, Erica scoparla, Viburno oltre a specie altrove inesistenti a queste altitudini come il lupinus grecus e, la genista sagittalis . Tra le specie faunistiche è possibile osservare il Falco pecchiaiolo e il Biancone.

Trekking Roccastrada

È una rete di sentieri, mulattiere e carrarecce che ripercorrendo gli antichi sentieri come le vie delle ferriere lungo il Farma o seguendo i corsi dei torrenti o i crinali dei poggi, disegna un percorso di collina e bassa montagna che va dai 110 agli 800 metri s.l.m. toccando, lungo i 146 km di sviluppo, un territorio integro dal punto di vista naturalistico e particolarmente ricco di varietà botaniche (querce, latifoglie decidue, castagni, faggi, tasso…) e faunistiche (daini, caprioli, cinghiali, volpi, istrici, gheppi, poiane, gatti selvatici, lontre, tritone alpestre…).

Ribolla

Ribolla ha una storia relativamente recente e indissolubilmente legata alla miniera di lignite che ne ha determinato la nascita come villaggio minerario e lo sviluppo come uno tra i più grandi centri minerari italiani ed europei del ‘900. Ribolla è stata segnata tragicamente, il 4 maggio 1954, dalla morte di 43 minatori. Muovendosi tra le sue vie è ancora possibile scorgere l'impianto urbanistico tipico del villaggio minerario e rileggerne la vita quotidiana in un itinerario virtuale in cui ritroviamo i Dormitori, gli alloggi per gli operai, la Mensa impiegati, la Foresteria, le case degli impiegati, l'edificio della Direzione, l'infermeria, le Centurie, lo Spaccio Montecatini, il dopolavoro con annesso il teatro-cinema, la Discenderia, il Pozzo Ribolla con l'edificio dell'argano, e uscendo dal paese la Cernita e i Pozzi minerari. Ai minatori di Ribolla, nel centro del paese, è dedicato il monumento, opera dello scultore Vittorio Basaglia. Nei pressi del Pozzo Camorra, c'è il monumento ai minatori fatto erigere in memoria delle vittime della tragedia del 4 maggio 1954, nel cinquantesimo anniversario. Oggi il cinema-teatro, completamente ristrutturato dal Comune, ospita una mostra fotografica permanente sulla storia del villaggio minerario ed è sede della Porta del Parco Tecnologico e Archeologico delle Colline Metallifere Grossetane.






 
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